IL MAAM RIAPRE LE PORTE!!

da Giu 24, 2020

La prima cosa che vediamo entrando al MAAM è una scatola di legno sbiadita con il logo della storica azienda Fiorucci.

Eh sì perché il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz ha residenza tra le mura abbandonate della  grande azienda che negli anni 90’ ha lasciato Roma per spostarsi poco più in là guadagnando contributi, lasciando a casa tutti i lavoratori e creando uno spazio commerciale in decadenza. Nei primi duemila questo spazio viene occupato da persone e famiglie che tutt’ora vi vivono.

Queste persone hanno bonificato gli spazi, li hanno resi “abitativi” ma soprattutto hanno generato un modello di condivisione e cittadinanza unico. Qui convivono infatti persone che vengono da ogni parte del mondo, dal Sudamerica all’est e che hanno accolto anche famiglie Rom.

Questo esempio dura ancora oggi fra queste mura che trasudano arte da tutte le fessure. Qui si erigono opere dei residenti, di writers, di street artists e di grandi artisti che, da ogni parte del mondo, hanno donato le loro opere a questo Museo Industriale

Metropoliz perché L’ esperienza cita il “Metropolis” di fritz Lang, film espressionista del 1927 ,  contrapponendo alla società distopica della nota pellicola ad un’idea di società come esperimento di condivisione, di appropriazione di spazi come diritto alla casa, diritto a vivere, diritto alla creatività contro la proprietà privata e contro l’individualismo.

La prima unità abitativa e artistica che si vede sulla destra è incoronata dalla scritta FART, citando la famigerata Hollywood della nota città, indicando così, con un gioco di parole irriverente, l’aleatoria dell’arte con quel gioco concettuale e dadaista che da parte da Marcel Duchamp a Piero Manzoni. Perché l’ arte è anche brutta, urticante e spesso giace in luoghi bizzarri brutti e impensabili.

Di fronte un abitante issa la bandiera “Black Lives Metter” perché qui vive l’ uguaglianza, il rispetto e la fratellanza fra tutti. Su una parete una ghigliottina ha inciso “Per essere felici bisogna avere coraggio” e qui davvero non c’è bisogno di aggiungere nulla.

Aggirandosi per i meandri di questo spazio affascinate e profondo si rimane rapiti dalle tante opere d’ arte che sorgono in ogni dove. Murales, installazioni, graffiti. In mezzo a tanta arte ci sono persone che qui vivono, ci accolgono con un sorriso,  i bambini giocano mentre i genitori preparano un barbecue.

Queste persone, provenienti da tutto il mondo, con culture e radici differenti riescono a vivere insieme gestendo lo spazio, cullandolo con tante carezze permettendo a noi ogni sabato di usufruirne, di vederlo in tutta la sua bellezza.

Fossimo nel mondo che desideriamo questa favola avrebbe un lieto fine, invece viviamo in Italia dove questo posto ora appartiene alla famiglia di noti costruttori, i Salini, per cui questo esempio lungimirante, questo spazio che per loro è davvero una “fart”, è messo a dura prova perché il gruppo imprenditoriale ne fa una battaglia da anni, tanto da arrivare a chiedere 29 milioni di risarcimento allo stato.

Ogni giorno regna fra gli abitanti l’incertezza di uno sgombro. Uno sgombro ingiusto perché qui vivono persone che hanno diritto ad una casa e qui vive l’arte.

Sperando che questo momento non arrivi mai vi invitiamo a visitare questo posto, questa piccola città incantata.

Ogni sabato è aperta per voi, per noi.