Giorgio de Finis allarga i confini della città con il suo “RIF”, Il Museo delle Periferie

da Set 16, 2020

Non che abbia bisogno di presentazioni, ma è un dovere e un onore per noi presentarvi quella che è una delle colonne portanti del nostro progetto “Incontri Roma F’Est”.

Stiamo parlando di Giorgio de Finis, ex direttore artistico del Macro Asilo, ideatore del Maam, che sta per Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, e attualmente direttore artistico del suo RIF, il Museo delle Periferie.

Oggi vi raccontiamo meglio chi è e cosa fa, non solo per lodarne i suoi innumerevoli meriti professionali, ma anche e soprattutto per ringraziarlo a livello umano, perché senza il suo prezioso e fondamentale contributo, tutto questo sarebbe stato sicuramente diverso.

Visitatori al MacroAsilo, foto Giorgio Sacher

Giorgio de Finis, 1966, antropologo, artista e curatore indipendente.

Autore di libri e contributi scientifici, collabora da sempre con le pagine culturali di quotidiani e periodici. Ha fondato e diretto “Il Mondo 3. Rivista di teoria delle scienze umane e sociali”. Ha svolto ricerca e attività didattica presso numerosi atenei italiani e stranieri e dal 1991 al 1997 ha condotto ricerche etnografiche tra i Batak di Palawan come Visiting Research Associate dell’Ateneo de Manila University. Da oltre vent’anni si occupa del fenomeno urbano.

Ideatore e direttore del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, del DIF, il museo diffuso del Comune di Formello (RM), dall’ottobre 2018 al 31 dicembre 2019 ha diretto MACRO Asilo, il progetto sperimentale e “ospitale” che ha ripensato il Museo d’arte contemporanea di Roma. Attualmente dirige il RIF Museo delle periferie.

Già ideatore e curatore della -1 art gallery della Casa dell’Architettura e della Festa dell’Architettura di Roma. La Biennale di Viterbo e l’Apai gli hanno conferito il Premio Internazionale 2014 per la Cultura Indipendente in Movimento. Per il lavoro svolto a Metropoliz ha ricevuto il Premio Internazionale Luisa Giorgetti 2015 e il Social Design Price della Curry Stone Foundation. Figura nel comitato scientifico del MARCA, il Museo delle Arti di Catanzaro.

Per la televisione, in qualità di regista e autore, ha realizzato oltre quattrocento tra documentari e servizi. Tra gli altri, le serie tv “I grandi maestri dell’architettura”, “Metropolis”, “Videoarchitetture”, “Atelier” (Sky – Cult Network Italia) e “L’Era Urbana”, il programma di Radio 3 e Rai Educational evento speciale alla Biennale di Venezia. Con il suo film documentario “Diari dalla megalopoli. Mumbai” ha vinto il “Premio Zevi per la Comunicazione dell’architettura”. In collaborazione con il collettivo d’arte Stalker/ON ha realizzato numerosi film documentari; è autore, con Fabrizio Boni, dei film documentari “C’era una volta… Savorengo Ker, la Casa di Tutti”, e “Space Metropoliz”, progetto che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, italiani e stranieri.

I suoi video e le sue fotografie sono stati presentati alla IX alla X e alla XI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, al Museo Nazionale della Cina di Pechino, alla Triennale di Milano, alla Biennale di Atene, alla Biennale di Rotterdam, alla Biennale di Buenos Aires, alla Esposizione Universale di Shanghai 2010 e nell’ambito di FotoGrafia Festival internazionale di Roma (edizioni 2008, 2009 e 2011). Ha curato mostre personali e collettive.

Tra le sue pubblicazioni recenti ricordiamo: Umani, Urbani & Marziani (2010), Diari urbani (2010, postfazione Marc Augé), Il museo dovunque (2017), MACRO ASILO DIARIO (2019-2010), CLOSED. Il mondo degli umani si è fermato (2020). Per le edizioni Bordeaux ha scritto e curato i seguenti volumi: EXPLOIT. Come rovesciare il mondo ad arte. D-istruzioni per l’uso (2015), Atlantide (2015), Rome. Nome plurale di città (2016), MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove (2017), R/home. Abitare diritto Capitale (2018), Uguali vs diversi. Universalismo e relativismo in antropologia (2020), Mork chiama Ork. Microetnografie della pandemia (2020).

Abbiamo incontrato Giorgio per fargli qualche domanda su il suo nuovo progetto Rif a Tor bella monaca e su qualche anticipazione della sua partecipazione al Festival.

Partiamo subito dalla tua ultima avventura. Cosa significa Museo delle periferie?

Museo delle periferie è una provocazione, un “ossimoro”, un cortocircuito, mettere insieme il fiore all’occhiello delle città globali in competizione (il museo, appunto), spesso affidato alle grandi firme dell’architettura, e le zone più depresse della metropoli, quelle lasciate ai margini. Ma non solo; è anche – visto che il museo ha il compito di “valorizzare” – mettere un riflettore sulla capacità che questi luoghi hanno di rigenerarsi e di sorprenderci. Quella del RIF sarà una “collezione” di luoghi singolari, buone pratiche, risposte creative e innovative, esperimenti che andremo a cercarci (o che si auto-mapperanno) e che proveremo a collegare in rete.

Come è nata l’idea del progetto e a cosa auspichi?

L’idea certamente nasce dal fatto di aver dato vita (con la collaborazione di artisti, militanti e abitanti) ad uno di questi “altrove”, il MAAM, che è un po’ l’esempio di quello a cui il RIF guarda, con curiosità e speranza (la speranza di non rimanere impantanati in un mondo senza giustizia e senza immaginazione). Concretamente il progetto del RIF si è sviluppato nell’ambito delle attività di MACRO Asilo, dalla richiesta che l’assessore Alessandro Gisonda del Municipio VI mi ha fatto due anni fa, in qualità di direttore del museo di arte contemporanea della città di Roma, di proporre e curare uno spazio per l’arte e la cultura a Tor Bella Monaca, che in qualche modo fosse legato al museo e, immagino, anche alla sua dichiarata vocazione urbana e politica.

Spero che questo nuovo museo possa aiutare a ridisegnare i confini della città, contribuendo ad abbattere i muri tra il centro e la periferia, tra la città cartolina e quella dell’abbandono. Rif è un pezzo della parola “periferia”, ma sta anche per “rifondazione”.

Lavori da tanti anni per l’arte, dal MAAM a MACRO Asilo, cosa significa per te il tuo lavoro?

Mi considero un artista, prima ancora che un curatore o un antropologo specializzato nello studio dei fenomeni urbani. Pretendo la “libertà”, che ogni artista in linea di principio si riconosce, di non rimanere ancorato al mondo così com’è, ma di cancellarlo e ridisegnarlo ogni volta. Ma i miei sono dispositivi che per esistere hanno bisogno di essere adottati, che non prendono corpo senza la partecipazione (per di più spesso e volentieri proprio degli altri artisti), e quindi, per quanto rigorosi nell’identificazione delle “regole del gioco” questi progetti “artistici” non possono mai essere predefiniti, dovendo mantenere una apertura pressoché totale e la capacità di accogliere le forme e i paradigmi che si faranno avanti per abitare questo nuovo spazio di sperimentazione e utopia.

Per l’arte in generale, non solo per le arti visive ma anche per il cinema, la musica, il teatro, è stato un brutto momento, i decreti post Covid stanno penalizzando un settore già poco tutelato. Cosa pensi riserverà il futuro prossimo agli artisti e ai lavoratori di questo settore?

Viviamo in un mondo che non prevede tutele, caratterizzato da processi di precarizzazione crescente dove a tutti (e non solo agli artisti) è richiesto di essere “creativi”, che in soldoni si traduce nell’arte di arrangiarsi. Il Covid 19 ha colpito le fasce più deboli, evidenziando le gravi disparità che il sistema produce e rendendole ancora più evidenti e drammatiche. Difronte alla morte siamo tutti uguali, si dice. Ma l’idea della “livella” funziona una volta che si è sotto terra, mentre le cause e le circostanze che ci portano ad ammalarci (e a morire) non sono affatto democratiche (come pure la parola pandemia vorrebbe farci credere) e dipendono proprio dall’accesso alle risorse, dalle condizioni di vita e di lavoro, alla possibilità di avere cure, una alimentazione e un ambiente sani.

L’ estate non è ancora finita, hai qualche consiglio per respirare un po’ di cultura, qualche posto o mostra da visitare?

La mostra “editoriale” del Museo per l’immaginazione preventiva del MACRO!

Il 10 e 11 ottobre sarai con noi alla prima edizione di Roma Incontri F’ est. come sai ci sarà anche un dibattito, al quale sei invitato, di cosa vorresti si parlasse?

Di quello di cui abbiamo parlato fin qui, e della “speranza” che in questo mondo sempre più omologato e “soffocante” (uso questa parola anche riferendomi agli omicidi razzisti della polizia americana) si sia capaci sempre di trovare e abitare “crepe” dove far proliferare la vita, le idee, la democrazia, il futuro. Mi piacerebbe, tanto più che siamo a Roma Est accennare anche al pericolo che torna prepotentemente a minacciare Metropoliz e il suo museo, un luogo dove da anni si sperimenta un diverso modo di pensare la città, invitando tutti a sostenere la battaglia per la salvaguardia di questo esperimento senza precedenti senza il quale Roma non sarà più la stessa.

Figure come quella di Giorgio hanno fatto, e continuano a fare, la differenza nel panorama artistico della nostra città, e per questo tutti, e noi in particolare, siamo in riconoscente debito nei suoi confronti.
Cogliamo l’occasione dunque per ringraziarlo ufficialmente per la sua grande disponibilità e per aver collaborato al nostro progetto con così tanto entusiasmo e professionalità.

Ora non ci resta che attendere l’11 ottobre a Largo Venue, dove sarà un vero piacere averlo con noi e poter confrontarci insieme. Noi non vediamo l’ora!